Quali sport hai fatto prima dell’atletica? Da che età e fino a quando? Hai fatto competizioni? Di che gare, di che livello? Ti piace questo sport?
Ho fatto la majorette, dalla prima elementare alla prima media. Non è uno sport per, nessuna competizione, solo manifestazioni.
Il tuo primo incontro con l’atletica?
In prima media ho fatto la campestre a scuola. L’ho vinta. Poi sono stata mandata dalla professoressa Carraro ad allenarmi per i provinciali a Noale (Audace Noale). Ho fatto la prima campestre Fidal ancora da esordiente e ho vinto la finale provinciale a Mirano. Da allora credo di non aver più perso più di due allenamenti di fila.
Qualcuno in famiglia aveva la passione per l’atletica o l’ha praticata?
Non ho nessun familiare che sia connesso in qualche modo con l’atletica.
L’emozione più bella che ti dà l’atletica?
Più che l’atletica in generale, mi emoziona la corsa, il fatto che le gambe (quando si sta bene) girino senza pensarci, la sensazione della velocità, limitata nelle mie specialità ma comunque quanto basta per farmi sentire in simbiosi con il resto del mondo. Avete presente la poesia di Baudelaire che dice che c’è questo fiume vitale che pervade tutto è che in certi frangenti ci si sente parte di quello? Ecco è esattamente così che mi sento. L’unico problema è che provando un tale piacere quando si sta bene, appena si inceppa qualcosa del meccanismo, il tutto diventa una sofferenza. Poi chiaramente adoro gareggiare, adoro migliorarmi, amo il rapporto che c’è con Lio () e la collaborazione che continua da dieci anni, le amicizie strette nei campi gara e ad allenamento.
Ai tricolori che obiettivi avevi?
Ad Ancona l’obiettivo era quello di finire la gara senza riserve, qualsiasi risultato fosse arrivato. Sapevo di poter puntare al massimo al bronzo, i primi due posti erano già targati Aprile e Ferdani. Agli 800 non ho pensato fino a domenica, sono partita per il bronzo, ma mancavano le energie nervose più che fisiche.
C’è stato un momento della gara in cui hai pensato di non farcela?
Ai 1100, quando Aprile si è staccata e la Zanne ha superato Ferdani pensavo di dovermi accontentare del quarto posto. Panico. L’istinto sarebbe stato quello di partire subito in fuga, ma ho cercato di controllare l’impeto del momento e aspettare di essere ben sicura di salvare almeno il bronzo con la volata (stavo morendo dentro). Poi ai 150 basta, ho aperto il gas sicura che Ferdani mi avrebbe superata sul rettilineo finale ma non volevo più rischiare, poi è andata come è andata. E ho conquistato l’argento.
I tuoi precedenti titoli o medaglie tricolori?
Jesolo 2013 (allieve) bronzo 800
Ancona 2014 (junior) bronzo 800
Torino 2014 (junior) oro 800
Ancona 2015 (junior) bronzo 800
Rieti 2015 (junior) argento 800
Eskilstuna – Europei Junior 8^ 800
Quali sono i tuoi obiettivi per il resto della stagione?
L’obiettivo 2017 è quello di tornare a competere ad alti livelli, non mi pongo punti fissi ma neanche limiti, solo lavorare sodo con continuità e portare a casa quanto più possibile.
Cosa fai nella vita?
Mi alleno, studio medicina all’università di Padova e alleno un gruppetto di fanciulli in campo a Noale (Atletica Due Torri)
Il tuo sogno nell’atletica e il tuo sogno nella vita?
Il sogno nell’atletica lo tengo per me, come pure quello nella vita. Diciamo che si punta in alto in entrambi, si fa sempre in tempo ad accontentarsi.
Il campione sportivo che più ti ha ispirato e che più ti ispira?
Con tutti questi casini del doping non so più a chi credere, ergo penso sia più giusto ispirarsi più a tutti a quegli atleti civili che tra i mille impegni della vita quotidiana si ritagliando con difficoltà il tempo per allenarsi e cercano di farsi valere anche contro i professionisti.
